4 commenti

  1. Ant novembre 16, 2008 @ 16:39

    Salve.

    Romanzi rosa ne ho letti, e di solito si contraddistinguono proprio per l’happy end, che risulta anche scontato, nel senso che dalle prime pagine si capisce quale sarà l’amore contrastato che alla fine trionferà… e non solo nei romanzi rosa “dichiarati…” per esempio nei gialli di Edgar Wallace ci sono sempre una fanciulla e un giovanotto che, dopo le debite peripezie e la sconfitta del cattivo di turno, coronano il loro sogno d’amore.

    Questo, secondo me, non significa che un romanzo rosa sia appassionante, né che non lo sia. Come tutte le cose – scritte e non – dipende da come si sviluppa la trama, da come risultano costruiti i personaggi, dallo stile con cui è scritto.

    Nella fattispecie di questo Romanzo Totale, la richiesta, ovvero il vincolo, era appunto il rosa e quindi non mi sembrava che ci fosse molto altro da fare (certo, Fedor poteva venire sacrificato).

    Però nel mio finale ho sorvolato sulle nozze vere e proprie, infatti da un lato Cardigan le propone a Beria, ma non è detto che lei alla fine accetti (anche se per il momento resta a Balaklava) e il fatto che Fedor salva la pelle e si imbarca per Odessa non significa affatto che poi vivrà felice e contento con Marina, anzi, nella mia idea la duchessa Marina, una volta visto che Fedor non viene “santificato” dalla morte, ricomincerà a giocare con lui al gatto e al topo…

    Forse un maggior numero di capitoli rispetto ai 9 previsti avrebbe consentito un intreccio più intrecciato e l’eventuale happy end sarebbe risultato più avvincente: a un certo punto della vicenda era praticamente necessario “stringere”, per arrivare a una conclusione, ancorché aperta o “apribile”.

    saluti

    Ant

  2. vanes ferlini novembre 17, 2008 @ 12:34

    In risposta all’editoriale “Questa non è la fine…”
    Sono convinto che l’attività creativa nasca dal pensiero divergente. Un pensiero, cioè, che batte sentieri diversi e se non li trova, li crea da sé. Questo Romanzo Totale non sarà forse un capolavoro assoluto, tuttavia lascia alcune tracce “fuori dal seminato”, soprattutto laddove viene finalmente strappata quell’aura di tenue, vellutato sentimentalismo che – nei cosiddetti “romanzi rosa” – avvolge personaggi e vicende, come un bozzolo protettivo. Emozioni e sentimenti sono, per la natura stessa della psiche umana, imprevedibili e violenti, sono il motore vero della vicenda narrativa del mondo, anche se sovente cerchiamo di seppellirli sotto una spessa crosta di razionalità. Ma, là sotto, loro continuano a vivere e svilupparsi a nostra insaputa e – nonostante noi – fanno scaturire creazioni meravigliose o terrificanti sciagure. Far emerge questa potenza primigenia, nel bene o nel male, è la nuova frontiera del romanzo rosa, anche a costo di sporcare la purezza del colore originario con qualche venatura di viola o di nero perché – mi sembra opportuno ricordarlo – Eros e Thanatos vanno a braccetto ogni giorno, dentro e fuori di noi (non c’è nemmeno bisogno di citare il freudiano istinto di morte).
    Creative Commons? Evviva. Copyleft? Ben venga, ma… siamo sicuri che tutti lo utilizzino in modo appropriato? Ci sono un gran numero di piccole case editrici (potrei fare nomi e cognomi) che, dopo aver organizzato pseudo-concorsi o pseudo-manifestazioni letterarie, e dopo aver chiesto ai partecipanti la più ampia liberatoria sui diritti (vale a dire: senza pagare un centesimo per la prestazione delle opere, neppure un contributo spese per la partecipazione al convegno), immettono sul mercato (cioè: vendono) i volumi ottenuti con le opere dei partecipanti. Il tutto a scopo di profitto, non di beneficenza, si badi bene. Non so se questo, tecnicamente, si chiama Copyleft… io lo chiamerei in altro modo.
    Per quanto riguarda la prosecuzione di Romanzo Totale Rosa, lascio volentieri il testimone a qualche altro volonteroso. Credo nella validità dei cicli naturali, dove ogni cosa nasce, si sviluppa e finisce… con il vantaggio tuttavia che l’arte (ancorché modesta), se non proprio immortale, quanto meno sopravvive di gran lunga a tutti coloro che la producono. (vf)

  3. j novembre 17, 2008 @ 18:32

    No. Non si chiama Copyleft. Tecnicamente il CL deve riportare nel colophon del volume una delle diciture contemplate dalle licenze Creative Commons cfr http://www.creativecommons.org

  4. Aldo Ardetti novembre 18, 2008 @ 10:53

    Salve, intanto un saluto ai Kai Zen e a tutti gli autori che si sono impegnati in questa avventura. Avventura perché immagino che nessuno nel periodo pre estivo immaginava di ‘imbarcarsi’ per il Mar Nero, andare in Crimea nel bel mezzo di una guerra per seguire-creare una storia d’amore.
    E’ stata una proficua esperienza di scrittura e di approfondimento storico-geografico.
    Ha ragione chi ricorda che il romanzo rosa prepara il suo finale già dalle prime pagine, nel senso che il risultato é scontato anche se in un crescendo iconografico. Nel nostro caso il ‘botto’ poteva o non poteva verificarsi. Nello specifico, il matrimonio era stato suggerito e consigliato come nei migliori epiloghi sentimentali delle migliori storie d’amore. Quando il lettore inizia un romanzo rosa sa già che ci sarà un lieto fine anche se, nello ’sfogliare’ le pagine, potrà leggere tutto ciò che – anche di negativo – é in grado di seminare l’animo umano. Per questo motivo il romanzo rosa si é anche colorato di giallo ed é diventato, a tratti, anche thriller.
    E’ stata una bella esperienza, dicevo, piena delle difficoltà che si incontrano nella scrittura collettiva perché si è trattato di:
    - un romanzo senza un titolo di riferimento (ma con le indicazioni date è stato il male minore);
    - regole cambiate in corso d’opera probabilmente perché… partiti in 300 – giovani e forti – molti, per strada sono morti’;
    - un romanzo pieno di colpi di scena ma che si svolge nell’arco di pochi giorni – mese di novembre 1854 – pur durando la guerra di Crimea tre anni che ha condizionato – si può pensare – la dinamica del romanzo.
    Per questo motivo ho cercato di evitare di datare i paragrafi dei capitoli. Per questo motivo non é stato possibile sfruttare le altre possibilità che gli eventi di quel periodo storico mettevano a disposizione per movimentare la
    storia, dare ulteriore dinamicità al romanzo;
    Nel rileggere i miei contributi ho capito quanto é possibile migliorare lo stile, quanti quintali di errori e migliorie da apportare ma coi tempi concessi non si ha la possibilità di far ‘decantare’ il testo come suggerito da Orazio nell’Ars poetica.
    E non ci è concesso di stare in casa per… scrivere un libro.

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