img_1901Buon 1901


circulez_p8_9_q20Come richiesto da Meister J, approfondiamo alcuni elementi d’ambientazione generati dal carbone.

Il regio decreto del 29 settembre 1892 definisce il protocollo di detenzione e terminazione di anarchici, anarcoidi, depravati e simpatizzanti delle succitate categorie. Il decreto sancisce l’istituzione della macchina della giustizia (e viceversa), fondata sulla teoria dell’automazione del professor Sven Von Lager detto Meister Dampf: l’esecuzione dei condannati va affidata a meccanismi che trascendano l’emotività biologica, ovvero umana e -il che è lo stesso- animale. Il decreto, pertanto, introduce varie modalità di somministrazione della giustizia, dagli interrogatori duri alla pena di morte. La più popolare e catartica tecnica di terminazione prevede la soppressione mediante toro meccanico animato, da effettuarsi in stadio gremito (per educare la folla, divertendola).
NOTA: i concetti di depravazione e anarchia sono stati indissolubilmente legati e normati dal regio decreto del 29 luglio 1889.

Marciavia e savoiarda: nastri trasportatori mossi da energia pneumatica, sotto forma di vapore. La prima si percorre a piedi, mentre la seconda è costituita da lussuose portantine in legno brunito, montate a debita distanza l’una dall’altra. Marciavia e savoiarda sono delimitate da ringhiere su cui si aprono cancelletti in ferro battuto. Il controllo degli accessi viene effettuato da automi controllori, altrimenti noti come teiere semoventi.


tuttle-3Alle volte si chiama Libera Associazione Idraulica, alle volte Libera Società Idraulica. Nella maggior parte dei racconti si è optato per la seconda se non erro. Sarebbe meglio conformarsi.


20070513angelidimonsBuongiorno a tutti. Posto qualche indicazione in più sui personaggi realmente esistiti che appaiono nel mio racconto. Su uno, soprattutto. Madame Helena Petrovna Blavatsky. Sotto il suo nome trovate il link alla voce di Wikipedia. Madame ha avuto una vita straordinaria, devo dire:  vero – sembra -  è l’episodio che ho citato nel racconto, quello della sua partecipazione alla battaglia di Mentana, al seguito di Garibaldi, e della sua sepoltura precoce in una fossa comune. Anche l’episodio dell’anello ritrovato – in altre circostanze – è leggibile nelle sue biografie.  L’Inner circle a cui faccio riferimento è quello da lei fondato, e nulla ha a che vedere con altro.
Altro link è quello che riguarda gli angeli di Mons, di cui parla Gabriella nel suo racconto a Maria.  Qui il riferimento è a un racconto di Arthur Machen, The Bowmen, da cui nacque la leggenda degli “angeli di Mons“.

Infine, una precisazione non necessaria, ma già che ci sono ce la metto: personaggi ed episodi reali, per me, sono semplici spunti. Ho rispettato la datazione e i riferimenti biografici. Ma non posso dire di essere stata filologica: quello che mi interessava, quello che era il centro della storia, era Maria.

Ciao!


navigli-di-milano-0001Alessandro: ci sono diverse cose segnate durante la revisione del racconto che potrebbero essere di interesse comune (o far sorgere contraddizioni con altri racconti). Le metto qui, insieme ad alcuni elementi che non hanno trovato spazio nel racconto.

Navigli/Canali. Il mio racconto si svolge principalmente nella zona dei Navigli, che ho immaginato come un grande quartiere popolare e degradato in cui vivono i lavoratori della zona. Sui moli vengono caricate e scaricate le chiatte, ci sono magazzini per le merci e. probabilmente, anche se la cosa non è descritta, diverse connessioni con la rete ferroviaria.

I tetti. Come corollario dello sviluppo di Vittoria, interi quartieri sono stati costruiti affastellando i palazzi uno di fianco all’altro, lasciando appena lo spazio per stretti vicoli tra un edificio e l’altro. Il quartiere dei Navigli è uno di questi. E avere accesso ai tetti permette di spostarsi. Cito dal racconto:

le case erano così attaccate le une alle altre che fra i tetti esistevano delle vere e proprie strade che permettevano di spostarsi fino a un paio di chilometri senza scendere mai. Qualcosa di più se si accettava il rischio di qualche salto. Ci voleva abilità per correre su quella terracotta resa viscida dall’impasto putrido che la pioggia ci versava sopra: un misto di fuliggine, carbone, polvere di ferro.Alberto si era abituato negli ultimi due anni, quando aveva scoperto che quella dei tetti era una comunità forte e attiva. Fatti salvi i velivoli che ogni tanto sorvolavano i quartieri più miseri, nessuno controllava i tetti. E chi aveva accesso a una finestra sui tetti diventava cittadino di un’altra Vittoria. Poteva uscire a passeggiare e andare a trovare qualche vicino o ricevere visite altrui. Esisteva un complesso sistema di segnali che combinava tende, candele e vasi di fiori sui davanzali per indicare se il padrone di casa intendeva ricevere visite in quel momento.

Augusto e Ottaviano Reyner. Ottaviano, il padre di Cristina, non è mai chiamato per nome nel racconto. Lui e Augusto sono figli di un industriale di origine tedesca, ramo meccanica. Augusto è il piccolo genio di famiglia, Ottaviano, più giovane di un paio d’anni, un uomo più d’azione. Infatti il primo progetta dei prototipi di muli meccanici per il trasporto in battaglia di armi da fuoco automatiche (prendendo spunto da questo post di Baionette Librarie, in una scena scartata avevo inserito la mitragliatrice a vapore), il secondo intraprende la carriera militare e combatte durante la guerra al brigantaggio. In quell’occasione, il vecchio Reyner convince lo stato maggiore a testare sul campo i prototipi delle Officine Meccaniche. I risultati sono buoni e i Reyner iniziano a ricevere commesse piuttosto importanti, soprattutto per l’esercito. Con l’abbandono del vecchio Reyner, le redini delle industrie di famiglia passano a Ottaviano, che ha nel frattempo abbandonato l’esercito. Le Officine Reyner sono un gruppo industriale che si occupa di varie cose, dalla meccanica alla produzione di energia.

Gli elettrometalli Reyner. Augusto Reyner è ispirato vagamente al conte Cesare Mattei, bizzarra figura di scienziato bolognese vissuto nel XIX secolo, inventore dell’elettromeopatia, una branca dell’omeopatia (l’elettricità del nome sarebbe quella naturale dei vegetali). Mattei fece costruire la Rocchetta Mattei, un edificio di sapore assolutamente eclettico e dalle decorazioni simboliche, nell’entroterra bolognese. Palazzo Reyner ricalca in parte quell’idea (mescolandola con il grattacielo di Ghostbusters). Gli “Elettrometalli Reyner” sono una delle prime iniziative del gruppo Reyner dopo la morte di Ottaviano, indice del nuovo interesse di Augusto per la medicina e il corpo umano. In realtà, come viene detto da uno dei personaggi, sono un rimedio da truffatore del Far West, poco più che una versione elettrica del sale di Wanna Marchi. In pratica si tratta di poco più che una vaschetta di vetro al cui interno, in un piccolo cilindro, è collocato un fusibile. Vi si versa dentro dell’acqua e una blanda soluzione di macro e oligoelementi (prodotta dalla Reyner), poi si fa passare corrente nella macchina. La corrente che passa nel fusibile dovrebbe, in teoria, “attivare” i minerali e stimolarne le proprietà benefiche. In realtà, come detto, non serve a nulla. Attraverso un po’ di techno babble, invece, la versione potenziata serve a permettere al cervello di decifrare (in molto molto sommario) le informazioni contenute nel Dampf.

Idraulici. Nel racconto ho messo in scena un personaggio, Giorgio, che ha un ruolo piuttosto secondario all’interno della  Libera Società idraulica. Si occupa principalmente di piccole beffe, come per esempio distribuire attraverso la pneumoposta pubblicità di inesistenti gadget sessuali a membri dell’alta società o del clero. Il suo gruppo è comunque noto alle forze dell’ordine ma tendenzialmente ignorato per la sua innocuità.

Piombatori. Una cosa che avrei voluto sviluppare in una precedente versione del racconto erano i Piombatori, una squadra speciale della polizia specializzata nell’operare nel sottosuolo di Vittoria per prevenire e reprimere i crimini legati alle reti di comunicazione (Dampf e Pneumoposta). Il modello sarebbe quello dei Tunnel Rats della guerra del Vietnam, anche considerato che la conoscenza del sottosuolo di Vittoria è tendenzialmente lacunosa e che gli Idraulici sono molto più avvezzi a muoversi là sotto. Ogni squadra comprende anche un tecnico, per riparare eventuali danni, e un cartografo. Più che investigatori, i Piombatori sono comunque combattenti che non prendono prigionieri se non in casi particolari.

Blackout. Augusto Reyner prevede che ci sarà, per motivi squisitamente tecnici, un blackout a Vittoria, perché lo sviluppo della città non è secondo lui proporzionato alla crescita della disponibilità di energia.

Toscana. L’impianto sperimentale di Reyner si trova in Toscana, nella “Valle del Diavolo“. Lì, nel 1905, è stato effettivamente realizzato il primo impianto italiano per l’energia geotermica, quindi ho solo anticipato un po’ (e condito con le teorie sui Leys, che vengono sempre bene) gli eventi.


high_line_4_popupX: Approfitto del processo di revisione che ho cominciato stasera su input di J. per sollevare alcuni punti che potrebbero essere di comune interesse per definire l’ambientazione dei nostri racconti. L’affastellamento caotico degli spunti segue l’ordine con cui si sono presentati nel corso dell’editing. Spero che il risultato non sia troppo confusionario.

Metropolitana. Personalmente, immagino un sistema a più livelli. Abbiamo già parlato del Pendolino, il treno a vapore che collega Vittoria Mediolana a Vittoria Taurasia. Il mio racconto si svolge a Vittoria Mediolana e io immagino che qui vi siano delle linee di superficie (ho pensato a una Sopraelevata stile Chicago o New York) e linee interrate (la Sotterranea di cui parlavano anche Antonella e altri). Siamo tutti d’accordo che la Sotterranea possa ricalcare più o meno fedelmente il tracciato della metro attualmente in servizio? Tra le fermate dell’ipotetica Sopraelevata, invece, immagino Porta Romana e Corso Sempione.

Il Maglio. Nel mio racconto ci sono due agenti in azione. Li vediamo dall’esterno quindi li conosciamo solo con i nomignoli che gli sono stati affibiati da altri personaggi sulla base del loro aspetto. Sono l’Inglese, un dandy arrivato in città da poco, e l’Uomo-in-Cilindro, il suo agente di collegamento (segni distintivi: porta un monocolo; abbigliamento: “pantaloni all’americana sopra scarpe di vernice dalla punta quadrata; il pizzo dello jabot drappeggiava il petto, sotto il frac color notte; e nella destra il pomello d’oro cesellato di un bastone da passeggio“). Entrambi sono alle prese con la stessa missione: recuperare un astruso orologio da taschino che gli è stato sottratto. Questo orologio ha la particolarità di segnare l’ora in maniera da riprodurre un countdown.

Il disegno sul retro della cassa era una stupefacente fantasia gotica di ruote e di molle. Aveva sentito l’Uomo-in-Cilindro discutere dell’ora e del tempo, vantarsene con il tipo appoggiato al bastone da passeggio, lo straniero arrivato in città da poco che qualcuno conosceva come l’Inglese e altri con soprannomi diversi ma non più fantasiosi, ma Fulgenzio non aveva afferrato a quale proposito finché non l’aveva avuto tra le mani. Fermi a due passi dal suo angolo in piazzale della Ferrovia, di fronte alla Stazione Saronno-Erba, i due si erano scambiati battute il cui senso gli era sfuggito, con l’eccezione di un riferimento cristallino, capace di risplendere nell’oscurità della loro semantica sibillina. In quel momento aveva capito.

[...]

Le molle e le ruote della decorazione richiamavano lo schema del meccanismo interno, nella cui cornice era stata incisa l’iscrizione: TEMPUS FUGIT. Ma la vera peculiarità era sul quadrante, che Fulgenzio mise a nudo facendo scattare lo sportello dorato. Ne rimirò le caratteristiche con rinnovato stupore ma, come sempre, il lento moto retrogrado delle lancette lo distolse dal resto del mondo, imprigionandolo nella sua assurdità innaturale e inspiegabile.

La Scintilla. E’ un quotidiano distribuito in edizione serale. Come da tradizione, viene distribuito ai crocicchi e per strada da piccoli ”strillini”. Malgrado la reminescenza leninista, è un organo di stampa vicino alla borghesia positivista. Diciamo pure un equivalente del Corriere della Sera. Mi serviva un nome esotico e non ho trovato di meglio. Resto aperto a eventuali proposte alternative. Comunque, nell’edizione del 17 dicembre 1900 i titoli del giornale sono i seguenti:

- Presunto untore fermato a Porta Venezia! Colto a spargere la Peste Rossa nel cuore della città
-
Notizie dall’Estero… Siglato l’accordo italo-francese per la spartizione dell’Africa Mediterranea
-
Premio di 100.000 franchi al primo uomo che riuscirà a comunicare con un’altra stella
-
il Wild West Tour di Wild Bill Hickok si appresta a far tappa all’Aerodromo Piumass
- ultime dal fronte della guerra boera.
- la delegazione giapponese in visita in Europa attesa a Vittoria Taurasia.
- Nuovi accordi diplomatici si vanno profilando sul piano internazionale tra l’Italia e l’autocrazia zarista.

La fonte, per la maggior parte delle notizie, è Wikipedia.

Innestati. Sono persone a cui sono stati impiantati congegni meccanici e protesi al vapore. Fulgenzio, uno dei protagonisti, ha un cuore alimentato al radio, incassato in una piccola fornace impiantata nel petto (più weird che steampunk, d’accordo…). Loro preferiscono chiamarsi Simbionti, in quanto sono convinti di potere instaurare un più profondo rapporto simbiontico con la Città. La gente comune invece utilizza termini dispregiativi come ”innestati” o “ibridi”.

Fazioni rivoluzionarie attive in città. Libera Associazione Idraulici, Anarchici Zen, Insurrezionalisti. La Maschera (sotto cui potrebbe nascondersi Giovanni Passannate, il primo attentatore di Umberto I, immaginando che sia riuscito a fuggire dalla sua infernale prigione a Portoferraio) è una sorta di supereroe ante-litteram, che ha ispirato l’azione decisiva di Gaetano Bresci e adesso con una comunità di ribelli anarchici e idraulici si appresta a mettere in atto un gesto clamoroso che andrà al di là della semplice dimostrazione. Si avvale del supporto del gruppo di sovversivi noti come Anonima Idraulici (A.I., I suppose…)

Archivi Generali di Stato. Immagino che siano una sorta di banca centrale delle informazioni, un nodo statale in cui vengono passate al vaglio le informazioni prima di essere archiviate e messe a disposizione del pubblico oppure secretate per volontà del governo. La sede centrale è in Corso Sempione. L’edificio esteticamente si ispira all’Ufficio Centrale di Statistica di Londra che appare ne La macchina della realtà di Gibson & Sterling.

Gli Archivi Generali di Stato sorgevano in un palazzo monumentale che sovrastava la prospettiva di Corso Sempione. Riproduceva nei particolari lo stile tecnomeccanico imposto dall’Ufficio Centrale di Statistica di Londra, con decorazioni esterne che richiamavano nella pietra l’ideale merlettatura di dati insita in un fronte d’onda impacchettato nel Dampf, così come le forme dentate degli ingranaggi da calcolo della Macchina di Burroughs.
Accanto all’ingresso principale, una lapide commemorava l’evento che aveva reso possibile l’attuale esplosione dell’Informazione Meccanizzata: la presentazione del calcolatore euristico della B. Corp. all’Esposizione Universale di Chicago. Era stato nel 1893 e Andrea V. stentava a credere che fossero trascorsi appena sette anni. Un abisso profondo sembrava separare adesso il mondo cablato dagli anni amorfi dell’epoca pre-Dampf.

Gli Archivi custodiscono anche documenti segreti, catalogati sotto diversi livelli di riservatezza (tra i più alti, il grado Moloch, “[...] solo gli agenti incaricati, il Direttore Generale [della Pubblica Sicurezza], il Ministro degli Interni e il Presidente del Consiglio ne sono a conoscenza e possono richiederne la visione“).

Direzione Generale di Pubblica Sicurezza. E’ una delle forze di polizia del Regno. Al suo vertice ha un Direttore Generale che riporta direttamente al Ministero degli Interni. Comprende una divisione speciale, il Dipartimento Affari Speciali, a cui vengono affidati incarichi segreti sensibili per la sicurezza nazionale (una sorta di servizio segreto). Abbreviazioni di uso comune: PS (per Pubblica Sicurezza) e DAS (il DAS, per “Dipartimento Affari Speciali”; i DAS, per “gli agenti del Dipartimento Affari Speciali”).


41Ciao, qui Alessandro.
Ho pubblicato il mio racconto (il titolo è – molto – provvisorio)
Al momento sono di 1500 battute circa sotto le 50k. Anche se credo che potrei averne bisogno se dovesse evolversi un potenziale intreccio con le vicende del blackout (c’è un personaggio che “scommette” – su basi mistico-scientifiche non propriamente affidabili – su un blackout futuro a Vittoria. Però potrebbe anche essere a conoscenza di eventuali piani per causare l’evento e sostenerli da lontano per i suoi fini, se questo è compatibile).
Al momento sono citati o fanno parte della storia la posta pneumatica (pneumoposta), il Dampf, Sigfrido (non potevo non citarlo, a un certo punto), un Idraulico di bassissimo livello, il toro meccanico e, molto di sfuggita, origini e prototipi degli automi di Bava Beccaris.
Per il momento è tutto, direi.


waethercontrolhildebrandsPubblicato il racconto che ho scritto. Si intitola Pangenesi e, come accennato via mail nei giorni scorsi, introduce il tema delle mutazioni a causa dell’inquinamento devastante a Vittoria Mediolana. Nello svolgersi del racconto, ho utilizzato gli elementi di contesto elaborato collettivamente e ci ho introdotto richiami al cyberpunk di William Gibson e atemi derivati dalla cultura hacker, come il Tech Model Railroad Club del MIT e i circoli luddisti dell’informatica degli albori. Il tutto ovviamente rimaneggiato perché fosse calato nell’ambientazione complessiva. Intanto proseguo con la lettura degli ultimi testi inseriti.


clitennestra_cassandraRicordate il limite di battute? Bene. Chi va oltre avrà un trattamento degno di Thomas Bernhard: a colpi d’ascia :-)

Se poi qualcuno scrive qualcosa di più breve, si può pensare di compensare. Per il momento siete tutti molto prolifici.


ruggineX: Ho seguito anch’io l’esempio degli Agaraff e ho spezzato il mio racconto in 4 parti, sperando con questo di agevolare la lettura.

* Ruggine – Iterazione I
* Ruggine – Iterazione II
* Ruggine – Iterazione III – V
* Ruggine – Iterazione VI – Ciclo Limite

Sono arrivato a 67 mila battute. Penso di poterne tagliare un 10% senza troppi problemi, ma oltre la questione rischia di farsi ingarbugliata. La storia è ambientata tra il 17 e il 31 dicembre 1900, tra Vittoria Mediolana e Vimercate, con un rapidissimo flashback finale a Magenta.

Ho richiamato situazioni e dettagli carpiti al volo dai vostri interventi (Simone Conti, Regina Zabo, Agaraff, soprattutto, almeno per il momento). Nei prossimi giorni, tempo permettendo, leggerò gli altri racconti pubblicati e cercherò di far tornare i conti…


insignejuifHo inserito il racconto, sappiatemi dire.

Solo una precisazione: come leggerete i particolari “steam” praticamente non ci sono. E’ voluto. Il motivo è quello che vado predicando dall’inizio di quest’avventura: sono dettagli che si possono aggiungere in un secondo momento, cosa che farò (e sono aperto a suggerimenti) insieme all’aggiunta di “incroci” che siete liberi di propormi.

Hail Satan,

GL


Ho pubblicato la versione beta del mio racconto (‘mio’ nel senso di: Francesco).

Serve una precisazione. Per quanto possa sembrare folle, la premessa del racconto è rigorosamente storica: i messaggi della Banda degli Elettrificatori e tutta la storia che a un certo punto viene raccontata (non anticipo altro) non sono farina del mio sacco, sono eventi storici. John è davver esistito e ha davvero fatto quella roba.

Ho inventato solo la seconda parte, dalla fuga in Europa in poi.

Enjoy!


nk_sp_mdm_blavatskyPubblicato anche io la versione Beta del racconto. Si chiama Madame ed è ambientato a Taurasia. Sono presenti: Savoiarda e Marciavia, Idraulici e Maglio e anche la spilla col martello. Ma sullo sfondo. Se ci sono incongruenze, critiche, dubbi, ecc., eccomi qui.


GA: Riassumiamo qui alcuni elementi dell’ambientazione del nostro racconto, così non dovete leggervi tutto. Attenzione, contiene numerosi spoiler!

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amv_pp_1900Questione di lana caprina direte… eppure sarebbe da definire quale forma di cortesia si usa nei racconti in modo da uniformare anche i particolari…

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